Breve anamnesi della patologia italiana

Per comprendere le cause fase dell’attuale patologia politica che affligge il paese è necessaria un’anamnesi che ripercorra gli sviluppi del morbo.

Possiamo darne per acclarato il nucleo virale primigenio, il cosiddetto “malato numero zero”.

A distanza di oltre un quarto di secolo è, infatti, evidente a tutti che il biennio del grande terrore giudiziario del 92/93 ha deviato in maniera drastica e innaturale il corso della vita democratica del nostro paese, provocando un trauma talmente intenso da determinare un processo patogeno di lunghissimo periodo.

In cui, per l’appunto, l’Italia si trova tutt’oggi totalmente avviluppata.

La fase acuta di oggi è senz’altro discendente dell’infezione di allora.

Ma il decorso occupa un arco temporale così lungo (parliamo di oltre una generazione) che l’esercizio anamnestico diventa un po’ sterile volendo partire da lì. Perché, intanto, il paziente è invecchiato.

Concentriamoci, allora, sugli ultimi dieci anni.

In cui si verifica un ulteriore trauma che, sia pure presentandosi in sedicesimo rispetto al primo, incide in modo devastante sulle nostre dinamiche politiche.

La defenestrazione di Berlusconi del novembre 2011 e l’arrivo del governo tecnico “in loden” è un passaggio che, ancora una volta, introduce una mutazione patogena in un organismo già sfibrato da quasi 20 anni di guerra civile a bassa intensità.

Non scordiamoci che il Cavaliere era ritornato in sella nel 2008 a seguito del fallimento implosivo della stanca replica Prodiana.

L’italia aveva dato un sonoro calcio nel sedere all’inconcludenza parolaia e dogmatica di una coalizione che, andando da rifondazione comunista a Mastella, era crollata dopo due anni sotto il peso delle sue evidenti contraddizioni.

E così si era nuovamente affidata a Berlusconi come salvatore della patria.  nonostante la prova non brillantissima del suo quinquennio 2001/2006.

Il governo targato PDL, peraltro, comincia con ben altro piglio. Sembra affrontare di petto i problemi. Addirittura, con le celebrazioni del 25 aprile 2010 per la prima volta officiate dal Cavaliere stesso, si ha la momentanea illusione che l’Italia possa dirsi prossima alla pacificazione. Ma è un momento. Pressochè il giorno dopo si apre il capitolo degli “scandali privati” del Presidente. E parte una campagna mediatico/giudiziaria di raro parossismo.

Dopo anni di infruttuosa caccia all’uomo non restano che i colpi bassi. E al “punto debole” del cavaliere non viene risparmiato nessun colpo di maglio.  Ma sarà il combinato disposto con intrighi politico/finanziari internazionali e rese dei conti europee a stringerlo in una morsa irresistibile.

Ed arriva il nuovo uomo della provvidenza: super Mario.

Circonfuso da un tappeto sonoro di violini all’unisono in cui si sdilinquiscono pressoché tutti i media, l’uomo voluto da Bruxelles sottopone il paese a una cura di cavallo che, pur scongiurando il default cui stava alacremente lavorando la speculazione internazionale, riduce il paziente a uno stato precomatoso.

Il passaggio è di una violenza totale. PDl e PD, da allora, sono costretti a entrare in quella logica della “solidarietà nazionale” che ne eroderà sempre più il consenso.  La seconda repubblica ha, di fatto, già dichiarato fallimento. Il secondo trauma è compiuto.

Ma ecco un altro “uomo della provvidenza”, a confortare il paese con nuove illusioni di “miracolo italiano”

Renzi promette, non senza capacità di convinzione, l’ennesimo cambiamento palingenetico capace di proiettarsi nel tempo. E al regno del Royal Baby da  Rignano vengono pronosticati decenni di lieto e progressivo dominio.

Il resto è cronaca recente. Dal 40% alle Europee del 2014. Alla debacle del referendum del 4 dicembre 2016. In due anni e mezzo la cometa renziana si dissolve nell’iperspazio. Ancora una volta ad adorante illusione subentra feroce disillusione. Il passaggio referendario, nel quadro di una morbilità già profondamente segnata dalle conseguenze della violenta terapia montiana, è il paradigma dell’errore politico che sa essere distruttivo sia per gli autori che per il paese. La scelta narcisistica di puntare al plebiscito. La rottura di quanto restava del patto del Nazareno con la forzatura dell’elezione del Presidente della Repubblica. La conseguente guerra totale di Berlusconi a quello che, sino a pochi mesi prima, riteneva il suo erede naturale nonché a una riforma costituzionale che aveva condiviso parlamentarmente e che, in cuor suo, condivideva nella sostanza.

Ecco servito il pasticcio che porta al trionfo del no.

La seconda repubblica è giunta al definitivo game over.

Il 4 marzo 2018 è il figlio purissimo del 4 dicembre 2016. E mai parto fu più prevedibile, nell’esito, di quello che ha generato la creatura gialloverde, un vero e proprio essere mutante che assembla i peggiori umori del paese.

Quelli covati dal decennio che abbiamo sommariamente ripercorso. Una somma di illusioni delusioni e traumi impastata con gli effetti della crisi economica e, infine, frullata nell’incessante predicazione antipolitica dei media.  Abbastanza ovvio che non ne potesse venir fuori nulla di buono.

1 thoughts on “Breve anamnesi della patologia italiana

  • 16 Novembre 2018 at 21:12
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    Ricostruzione che racchiude in se rabbia e rassegnazione. Nessuno può sapere cosa sarebbe successo senza mani pulite. Certo a quei tempi è stata instillata la peste che oggi esplode diffusissima. La rabbia cieca dei perdenti, degli incapaci, dei fancazzisti, dei succhiaruote invidiosi. Tutti ben rappresentati da un unico movimento distruttivo ed autodistruttivo. L’ ultima speranza che rimane è il commissariamento Europeo. Rischiare il collasso per continuare a vivere dopo avere estirpato il morbo.

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