No al taglio dei parlamentari: è nato il comitato “basta farsi del male”.

NASCE A MILANO IL COMITATOI PER IL NO “BASTA FARSI DEL MALE”.

Unitamente ad altri amici che si ostinano a considerare la politica un esercizio nobile ed essenziale per il buon andamento di uno stato democratico, ho avvertito il dovere di impegnarmi direttamente nella battaglia referendaria del prossimo 29 marzo.
Abbiamo, pertanto, costituito il comitato per il no; “Basta farsi del male”.

Si, perché l’Italia negli ultimi anni non ha fatto pressoché altro.

Le predicazioni antipolitiche che assorbono la quasi totalità del dibattito pubblico hanno, del resto, radici profonde e non potevano che germogliare frutti avvelenati.
Quelli che ammorbano la convivenza civile (tra invidia sociale, diffidenza reciproca, disprezzo della dignità delle persone), che comprimono i diritti dei cittadini (tutti presunti colpevoli), che attanagliano la crescita economica (con una produzione ferma dal 1992!), che producono una classe dirigente tanto proterva quanto incapace (esclusivamente dedita a una propaganda mendace e inconcludente), che inchiodano il paese a una prospettiva di inerte e rassegnato declino.

Dai primi anni 90 del secolo scorso ad oggi una serie di centri di potere, nazionali ed esteri, ha lavorato senza sosta per indebolire la politica in Italia.

Poteri finanziari, burocratici e tecnocratici che, con la colpevole e interessata complicità dei media, hanno messo sotto attacco la rappresentanza democratica, il principale nemico per le loro mire predatorie, egemoniche e, in ultima analisi, autoritarie.
Qualche volta l’”eterogenesi dei fini” ci ha messo lo zampino.
E così tutta la campagna giornalistica “anticasta” (iniziata con un famoso libro edito più di dieci anni orsono) che doveva tirare la volata a un “partito dei migliori” a guida confindustriale ha, invece, generato i cinque stelle che, pur con tutto il loro carico di imbarazzante incompetenza, hanno saputo ergersi a punta più avanzata e deleteria di un’intera operazione di delegittimazione, prima, e scardinamento, poi, delle nostre istituzioni democratiche.
Di fatto un intero sistema mediatico ha lavorato solo per loro.
Che, però, hanno conseguito il successo che li ha sciaguratamente condotti al governo del paese, anche grazie all’inconcludenza di una politica già fortemente indebolita e intimidita oltre che caratterizzata da una mediocrità dei suoi esponenti che, nel corso degli ultimi 20 anni, non ha fatto che crescere, giustificandone, in qualche modo, il discredito quotidianamente promosso presso l’opinione pubblica attraverso l’utilizzo di tutti i canali comunicativi disponibili.

E’ ora di dire basta!

La stagione del populismo al potere ha già prodotto troppi danni di lungo periodo.
La legge sul taglio dei parlamentari ne costituisce un autentico paradigma.
In primo luogo sotto il profilo simbolico, visto che equipara la rappresentanza parlamentare, né più né meno che a una discarica, in cui se si riesce a eliminare una certa quota di rifiuti si è fatta buona cosa.
E la mortificazione del parlamento è sempre stato un passaggio obbligato per giungere a soluzioni autoritarie.
Ma anche, se non soprattutto, sotto quello concreto e funzionale.

Ridurre il numero dei parlamentari, in assenza di una riforma istituzionale più ampia, non migliora affatto il funzionamento delle due camere legislative.

Ma è vero l’esatto contrario. Renderà i parlamentari ancora più deboli e soggetti alle direttive delle segreterie di partito (o di s.r.l. di diritto privato) di quanto già lo siano. Li renderà meno liberi e privi di qualsiasi autorevolezza.
I processi legislativi non saranno affatto più agili. Ma al contrario, aumentando il carico di lavoro per i componenti delle commissioni saranno ancora più farraginosi e sciatti.        

I risparmi che se ne trarranno sono semplicemente risibili.

Se si sommano i costi dei vari staff ministeriali in essere, dove abbondano “amici degli amici” (spesso passati da reddito zero a stipendi da favola) e la cui utilità sfugge del tutto, si arriva a una cifra annuale ben più alta.

In compenso intere regioni sono destinate a restare completamente senza rappresentanti o a vederli ridotti in maniera drastica.

Anche la soglia di sbarramento, in molti collegi (che diventeranno amplissimi, allontanando ulteriormente i cittadini da chi li rappresenta) diventerà altissima, anche ben oltre il 10%, con l’esclusione dal parlamento di interi partiti.

Ciò vuol dire ridurre drammaticamente la facoltà di scelta degli elettori.
Lasciando intere comunità, politiche e territoriali, del tutto prive di voce.

Il tutto per alimentare, da un lato, una squallida propaganda ispirata alla peggiore demagogia qualunquista.

E, dall’altro, a spostare definitivamente il potere decisionale ad altri luoghi che non quello dove i nostri padri costituenti avevano voluto prioritariamente insediarlo.
Il “taglio dei parlamentari” rappresenta la quint’essenza di ciò che produce il populismo al potere: nessun vantaggio, danni principali e collaterali enormi.

Chiunque abbia a cuore la dignità del paese e delle sue istituzioni non può e non deve rassegnarsi a questo andazzo.

E, il prossimo 29 marzo, ha un’occasione unica e, forse, irripetibile per opporvisi concretamente.
Per cambiare il corso di una triste storia.
Per rivendicare il diritto a un’altra politica.
Per salvaguardare l’unica istituzione in cui può, ancora, aver voce in capitolo.
Se il parlamento attuale è, per la più parte, composto da personaggi del tutto inadeguati al ruolo cui sono pervenuti tramite percorsi per nulla selettivi, nondimeno noi dobbiamo preservare l’integrità di un organo che ha avuto, in passato, componenti di prim’ordine e che tali deve tornare ad esprimerne per il futuro.

La battaglia parte in fortissima salita.
Il sistema mediatico farà di tutto per annichilirla.

Ci racconteranno che l’esito è scontato. Che sarà un plebiscito di dimensioni napoleoniche.
Non è vero.
Le drammatiche condizioni in cui versa il paese dopo neanche tre anni di “cambiamento” stanno facendo nascere una nuova consapevolezza, in aperto contrasto con una propaganda che suona sempre più fasulla.
Ognuno faccia la sua parte.

Non solo nella cabina elettorale il 29 marzo.
Ma da adesso fino ad allora.

Noi la faremo. Unisciti a noi.

BASTA FARSI DEL MALE.      

 

 

 

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