Né soli né pochi, oggi come nel 94.

Com’è noto, alle elezioni del 1994, Berlusconi compì un’operazione politica miracolosa.

Mise insieme gli elettorati di quei partiti che erano stati spazzati via, nel giro di pochi mesi, da “mani pulite”.

In sostanza il vecchio pentapartito sfrondato (ma non completamente) della componente “basista” della DC.

Quel pentapartito che, non mi stanco mai di ricordarlo, è stata l’ultima coalizione a superare il 50% alle elezioni e con ben altra affluenza di quelle odierne.

Da allora si è sempre parlato di centro destra.

Dando per scontato che Forza Italia esprimesse, per l’appunto, il centro.

In realtà vi trovò alloggio anche una robusta componente ex socialista.

Si calcola circa l’80% dei vecchi elettori del PSI. Un qualcosa intorno ad almeno 9 punti percentuali.

Dunque il partito di Berlusconi aveva un suo imprinting di “sinistra” ben più sostanzioso di quello liberale, partito assai più piccolo del psi.

Far convivere e amalgamare queste anime, creando un elettorato omogeneo, fu la vera grande impresa del Cavaliere.

Un capolavoro politico che molto doveva al suo straordinario ed onnivoro protagonismo. Eravamo agli albori della prima repubblica.

Ma facciamo un passettino indietro e torniamo al 1993.

Chi non ha vissuto quell’anno non è in grado di capire quale fosse lo stato d’animo del paese e, soprattutto, di quegli elettori rimasti orfani.

Le elezioni si avvicinavano. Un’intera area partitica era rasa al suolo. In campo la gioiosa macchina da guerra occhettiana. E la lega secessionista bossiana.

Per molti un’alternativa da incubo.

Di fatto non si sapeva letteralmente per chi andare a votare di lì a non molti mesi.

E alcuni (tra cui il sottoscritto) temevano l’inizio dei rastrellamenti appena dopo il voto. Perché questo era il clima.

Poi arrivò il famoso proclama: “l’Italia è il paese che amo..”.

A distanza di 25 anni ci troviamo in una situazione analoga.

A spazzare via i “vecchi partiti” non è stata l’azione violenta e golpista della magistratura. Ma hanno fatto tutto da soli.

Con il voto del 4 marzo, comunque, si è creato un vuoto di rappresentanza assimilabile a quello del 93.

Con la differenza che gli elettori “orfani” non hanno visto i loro partiti distrutti scientificamente da forze esterne. Non si sono ritrovati, improvvisamente, senza casa.

Ma quella casa l’hanno abbandonata di loro volontà per le troppe disillusioni patite. In buona parte rifugiandosi nell’astensione.

Fatto sta che un’ampia quota degli italiani rivive l’inaccettabilità di un’alternativa; ieri Occhetto o Bossi. Oggi Di Maio o Salvini.

E, ieri come oggi, quegli “orfani” si ritrovano intimiditi da un presente incomprensibile nella sua irrazionalità e nella violenza delle sue parole d’ordine. Sommersi dalla canea social tendono ad autozittirsi. E, in loro, cresce uno dei sentimenti più paralizzanti; il senso di solitudine.

In realtà non sono né soli né pochi.

Manca, come allora, un luogo in cui ritrovarsi, riconoscersi e ricominciare.

E, sempre come allora, non può essere nessuna delle larve politiche uscite a pezzi dalle ultime elezioni.

Non più la crepuscolare Forza Italia. Men che meno un PD avviluppato nelle beghe autoreferenziali di un logorissimo ceto politico in cui, volenti o nolenti, l’unico ad avere ancora un po’ di vitalità resta Renzi. Che, però, è fuori dai giochi. Ed ancora una volta per sua esclusiva responsabilità. Se, dopo la batosta del referendum, si fosse, effettivamente, ritirato a vita privata (magari al’estero) oggi, forse, potrebbe essere lui a profferire il fatidico “l’Italia è il paese che amo..”.

A differenza di allora non incombono elezioni politiche a breve. Ma tutti sanno che, dopo l’ordalia delle veniende europee, il quadro è destinato a precipitare verso un nuovo voto. Come allora si tratta di pochi mesi. Il tempo non gioca a favore di una riorganizzazione di cui, al momento, non si vede neppure l’embrione.

Nondimeno qualche cenno di vita “civile” (Torino) dimostra che c’è tutto un mondo in fermento. Un elettorato “orfano” che, come nel 94 andava dal psi alla dc, oggi va dal pd a Forza Italia.

Metterlo assieme e organizzarlo è la grande sfida del 2019.

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